Il Paradosso di Potemkin

sebastiano.bonetti • 25 marzo 2026

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Vi racconto una storia inventata e surreale, che prende spunto da uno dei celebri libri di Paolo Villaggio. E' una storia che parla di Leadership.

Siamo al Teatro.. si va in scena!


È la serata aziendale dedicata al cinema, tutto è organizzato nei minimi dettagli. Verrà proiettata “La Corazzata Potemkin”, celebre opera del cinema muto sovietico. Purtroppo, la stessa sera c’è anche la partita dell’Italia in televisione. Tutto il paese è incollato ai teleschermi, le strade sono vuote, il silenzio regna sovrano. 


All’ingresso del cinema si viene perquisiti e mentre le radio vengono sequestrate, gli "invitati" prendono posto a sedere. Il Direttore Megagalattico spiega l’opera cinematografica dal palco, ne tesse le lodi e fa notare che è considerato uno dei film più influenti nella storia del cinema. Tutti sembrano ascoltarlo con attenzione mentre in realtà tendono le orecchie all’esterno in attesa di un urlo di passione indicante un gol avversario, o un urlo di gioia, indicante il gol della nazionale. 


Le luci si spengono, la proiezione inizia. Le persone si stancano, in tanti chiudono gli occhi e in pochi fortunati riescono a dormire. Poi, terminata la proiezione, tutti si svegliano di colpo, sgranano gli occhi senza farsi vedere e applaudono fragorosamente. Qualcuno chiede persino il bis. 


…in questo fragore di applausi… un piccolo uomo si alza in piedi e con il petto gonfio di coraggio urla la sua verità… …“la corazzata Potemkin è una c…ta pazzesca!” È l’ammutinamento del Bounty!


Cambio di scena!


Siamo a Milano, nella sala riunioni del decimo piano. Ci sono le piante, i mobili antichi di legno, dei morbidi e bellissimi tappeti colorati. Le vetrate sono ampie, si dominano i tetti della città e si intravede San Siro in lontananza. I sedili sono di pelle morbida beige con le gambe di legno, i lampadari sono alla moda. C’è l’acquario con tanti pesci colorati e le bollicine che salgono lentamente, con un ritmo rilassante. 


È la riunione finale di un breve ma intenso processo di definizione della strategia aziendale, del dove si vuole andare e perché lo si vuole fare. Si sta entrano nella fase di verifica della fattibilità. Si ipotizzano le modalità operative necessarie a realizzare gli scenari strategici. 


E' la prima volta che partecipo a questa riunione e come esterno mi è più facile accorgermi che nessuno sta dicendo al capo cosa pensa veramente. Sono tutti come quelle persone che al cinema guardavano la Corazzata Potemkin senza batter ciglio, perché così è, e così dev’essere. 


Ogni persona seduta al tavolo crede che tutti la pensino esattamente come il capo. Ognuno pensa di essere l’unico a pensarla diversamente così decide di tacere… “sono l’unico a vedere la situazione da una prospettiva diversa e quindi, non posso aver ragione. Certamente qualcun altro avrebbe già parlato. Meglio tacere”.


Il capo osserva e vede tutti annuire positivamente e sorridere. E' convinto di aver ragione... del resto, se qualcosa non fosse corretto il suo Team lo avrebbe già avvisato… “più volte ho chiesto a tutti se fossero d’accordo e mi hanno sempre risposto di sì... mi sono pure messo ad urlare per farmi sentire bene”. 


…nessuno ha il coraggio di dire al capo cosa pensa perché sa che verrebbe subito zittito. Non riuscirebbe nemmeno a finire la frase. Il capo è spesso irascibile, non ha la pazienza di ascoltare, inizia ad urlare. 


Cambio di Scena!


Fantozzi è inginocchiato sui ceci, deve scontare la sua pena che consiste nel rivedere e commentare il film altre sette volte. Il Direttore Megagalattico gli si avvicina e gli sussurra all’orecchio “io e te non andiamo d’accordo e io non posso andare via!”. 


Cambio di Scena! Le Tende si aprono!!!


Sul palco interviene il presentatore, è in piedi e parla al microfono sorridendo. 


Il Paradosso di Potemkin - Il Costo del Silenzio


Quel silenzio nella sala riunioni non è neutro. Ha un prezzo.


Una strategia approvata all'unanimità ma non condivisa davvero si traduce in esecuzione lenta, resistenza passiva, obiettivi mancati. Le persone fanno il minimo indispensabile perché non credono in quello che stanno facendo, ma non lo diranno mai apertamente. Il progetto avanza, i report mostrano tutto verde, e intanto sotto la superficie qualcosa si inceppa. Quando il problema emerge, è già tardi per cambiare rotta senza danni.


Il paradosso è che il Capo che non ascolta non lo fa per cattiveria: lo fa perché nessuno gli ha mai mostrato quanto gli costa ogni riunione in cui tutti annuiscono


Il Paradosso di Potemkin - Come si rompe il Loop


Entrare come esterno cambia tutto.


Quando mi siedo a quel tavolo non ho nulla da perdere, non ho una carriera da proteggere dentro quell'azienda, non ho paura di essere zittito. Posso dire quello che i presenti pensano ma non riescono a pronunciare. Non perché sia più coraggioso di loro, ma perché la mia posizione mi libera da quel meccanismo.


Il primo passo concreto non è convincere il Capo ad ascoltare. È creare le condizioni perché le informazioni vere arrivino a lui in modo strutturato, senza che nessuno debba esporsi. Interviste individuali prima delle riunioni, feedback raccolti in modo anonimo, sessioni di lavoro in piccoli gruppi dove la gerarchia viene temporaneamente sospesa. Non serve un cambiamento culturale immediato: serve un metodo che aggiri il problema mentre si lavora per risolverlo alla radice.


Il migliore capo con cui ho lavorato era quello che, prima di ogni decisione importante, si assicurava di aver sentito almeno una voce contraria. Non per obbligo, ma perché aveva capito che il dissenso è informazione, e l'assenza di dissenso è quasi sempre un segnale di pericolo.





Ogni Strategia Inizia da una Conversazione... Let’s Talk!

#Leadership #TeamManagement #TeamBuilding #ProjectManagement




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